AIA Conegliano

NON SOLO ARBITRAGGIO... ma anche cultura.

Venerdi sera, 16 maggio u.s., con un gruppo di 25 persone fra colleghi arbitri e famigliari (quelli che si erano prenotati per tempo, considerato che la visita guidata era a numero chiuso), abbiamo potuto ammirare le opere del “Cima” (pittore, nostro concittadino, definito di critici “il poeta del paesaggio”) esposte a Palazzo Sarcinelli.

Dopo 50 anni una mostra interamente dedicata al grande “Cima da Conegliano” nella sua città natale.

L’ultima esposizione (appunto 50 anni fa), fu curata da Luigi Menegazzi e allestita da Carlo Scarpa nel palazzo dei Trecento in Treviso.

La guida che ci ha illustrato le opere, era una signorina italo-tedesca, gentile e molto preparata, dal nome di Joanna.

“Cima da Conegliano”, soprannome di Giovanni Battista Cima, è stato un pittore italiano esponente della scuola veneta del XV secolo.

La data di nascita del Cima non è accertata (1459 o 1460), così come la sua morte (1517 o 1518).

Di lui si ha notizia certa nel 1473, dove nell’estimo coneglianese (nostra attuale agenzia delle entrate), viene nominato un certo Joannes Cimator (cimator era un appellativo attribuito a colui il quale era addetto alla cimatura dei tessuti -pareggiare il pelo alla superficie- attività, questa, svolta dai suoi genitori).

Da qui la data presunta della sua nascita considerato che l’età, in cui si cominciava a pagare le tasse in proprio, era quattordici anni.

I suoi quadri sono, per la maggio parte, dipinti su legno con una tecnica tutta particolare che consiste, prima della pittura che rappresenta la vera e propria opera raffigurata, nella “costruzione” di vari strati come sottofondo i quali, a secondo della loro struttura, forniscono una tonalità diversa al dipinto.

Anche in questo, oltre naturalmente alla maestria con la quale adoperava il pennello, sta la caratteristica particolare delle sue opere.

Circa trentenne (attorno al 1489) si trasferì a Venezia dove incominciò a dipingere su commissione (la sua prevalente attività).

Tra il 1500 ed il 1515 visse tra Venezia e varie città dell’Emilia.

La sua presenza a Conegliano, dove trascorreva le sue estati, è documentata, per l’ultima volta, nel 1516 poco tempo prima della sua morte.

In Conegliano c’è la sua casa natale, oggi Casa museo di Giovanni Battista Cima.


Venendo alla mostra:

38 le opere esposte, provenienti dalle maggiori Istituzioni pubbliche mondiali quali la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington, le gallerie dell’Accademia di Venezia. Opere queste, in grado di ricostruire le vicende artistiche del Cima.

Nelle prime due sale sono esposti i dipinti che rappresentano il paesaggio veneto del Quattrocento; una resa topografica e concreta dei colli trevigiani, di Conegliano e delle sue terre.

Questo sarà uno dei motivi ricorrenti delle sue opere (ecco spiegato l’appellativo di “il poeta del paesaggio”).

Nelle restanti sale il percorso seguiva la storia artistica del Cima.

Dalle varie “Madonna con bambino”, con colori bellissimi e sfumature diverse, ai vari dipinti raffiguranti , a completare la figura principale, i santi Giacomo e Girolamo, oppure il “Riposo dalla fuga in Egitto” con a contorno i santi Giovanni Battista e Lucia; e ancora, tanto per citarne qualcuno “L’incredulità di san Tommaso” dipinto pieno di significato, o la serie di dipinti (tutti con sfumature diverse) raffiguranti “San Girolamo nel deserto”. Sono queste, tra le altre, alcune delle opere che sono state molto ben rappresentate dalle guida nel corso della nostra visita; il resto lo lascio alla curiosità di chi vorrà avere il privilegio di poterle ammirare!

La visita mi ha indotto ad una personale riflessione: di quanto sono colpevole nell’ignorare quanto di bello, come cultura e non solo,la nostra città ed i suoi dintorni ci offrono!


DA MEDITARE!


Bellezze e cultura che il “forestiero” dimostra di ricercare, conoscere ed apprezzare molto di più che non noi che siamo gli “occupanti” di questo territorio!


Una annotazione a margine:

Molte volte noi adulti, che forse diamo per scontato di tutto e di più, non sappiamo “guardare oltre”.

Mi spiego: mi ha sorpreso non poco il constatare che chi ha fatto alla guida le domande più argute (sotto l’aspetto dell’osservazione e dell’attenzione) è stato Davide Battistella, il figlio di Carlo.

Una risposta a questo, a posteriori ,me la sono data ed è che i giovani, al di la dei luoghi comuni, dimostrano di avere interesse e voglia di “sapere” molto di più di quello che noi adulti pensiamo e/o abbiamo!


Nota:

La mostra è aperta fino al 2 giugno, chi non l’ha fatto vada a visitarla; ne vale veramente la pena!

Vi ricordo anche la pala del Cima, raffigurante la “Madonna in trono col bambino fra angeli e santi”, che è nell’altare del Duomo della nostra città, ed i dipinti nella sala dei Battuti adiacente al Duomo stesso.